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Il rischio elettrico e la prevenzione

Il 24 ottobre abbiamo vissuto un momento intenso e toccante. Emanuele Scaffidi ci ha raccontato la sua storia, un infortunio sul lavoro che ha cambiato la sua vita — e quella di chi gli era vicino — in un istante.
Durante lo smontaggio di una cabina elettrica, che doveva essere fuori tensione, qualcosa è andato storto. Nonostante i controlli e le verifiche, 20.000 volt lo hanno attraversato. Un errore invisibile, una svista fatale. Emanuele ha condiviso con coraggio ciò che è accaduto dopo: il dolore, la rinascita, le domande.
“Perché a me?”
Una domanda che resta sospesa, ma che dovrebbe trasformarsi in:
“Come possiamo evitare che accada di nuovo?”
La sua testimonianza ci ha ricordato che dietro ogni procedura, ogni controllo, ogni verifica, ci sono persone. E vite. Gli infortuni non sono mai inevitabili. Sono il risultato di qualcosa che poteva — e doveva — essere fatto meglio.
Grazie Emanuele, per averci aperto gli occhi. Per averci ricordato che la sicurezza non è solo una checklist, ma un impegno quotidiano. E che il nostro lavoro costruisce, ogni giorno, il mondo in cui viviamo.